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Utopiamo

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Così parlò Salvini… ed ora non parlerà più?

luglio 8th, 2009

Tutta colpa di un video postato su youtube. Il parlamentare leghista canta una BELLISSIMA canzone, una storica canzone dal ritmo incalzante, di poche parole ma efficaci.

Inizialmente è stato dato rilievo al fatto che il parlamentare fosse finalmente riuscito a completare una frase di senso compiuto, senza scorreggiare o ruttare e quindi perdere il senso della frase.
Dopo di che l’Italia intera si è chiesta: “Ma il signore in questione comprende il concetto di offesa?” Questo è un importante punto.
Non vanno sottovalutati i ritardi mentali, come possiamo condannare un uomo che non ha la capacità di intendere e volere? COME? Siamo alquanto crudeli, predersela con i ritardati non è eticamente giusto.

Ma i risvolti sono stati parecchi, il ritardato si è dimesso dal parlamento italiano per approdare in quello Europeo. Un esempio dell’eccellenza italiana che non meritava di esser sacrificato dentro i suoi confini…
Il barbaro quindi si porta al nord, a Bruxelles.

PS: AH Salvini è quel buffo tipo che qualche tempo fa fece la proposta per i tram divisi tra Extracomunitari e Milanesi ed è colui il quale indossa magliette del tipo “PIU RUM MENO ROM”. Che simpatico burlone!

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ode semplice: “E’ mai possibile?”

giugno 22nd, 2009

ode1 E’ mai possibile, o porco d’un cane,
che le avventure di codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane?
Fu un dì quando la Lario del Papi malato,
placò le sue ire con uno sfogo urlato
scrivendo al giornale non ancora rubato.

Accorsero allora con foga e destrezza
Bondi, Ghedini e l’intera monnezza
invitati a palazzo proferivano: schifezza!
Pensando certamente di coprire l’accusa
la banda riunita pretese una scusa
questa non arrivò se non alla rinfusa,

a quel punto il cialtrone si disse vittorioso
ma aveva dimenticato il palazzo lussurioso,
un’altra arrivò che lo fece diventar furioso.
A questo punto l’Orlando bassotto
urlò ancora: complotto complotto!
non una, né due ma di donne son otto.

il fido avvocato vedendolo teso
disse che è uomo tra donne conteso
provando così che egli fu l’offeso.
E’ mai possibile, o porco d’un cane,
che le avventure di codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane?

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Donna concetta e le sue perplessità

giugno 20th, 2009

Maro’ da quantu tiemp’ ca nun nge sentimm’! Aggio avuto assai che fa’, scusatemi.

Nda’ sti juorni, s’aggio ‘ntiso buon’, tenimm qualche problema cu li governanti. Tutto, come al solito, iniziaj ccà, a Napule, cu chella figlia e ‘ndrocchia e Noemi.
(ma che sfaccimm e nomm’ tene chesta? Noemi? Nun se’ putev’ chiammà Anna, Maria, Angela, sarrà chella moda de juorni nuost’ addo’ s’ausano e nomm’ ‘mmericani).

prostComunque dopp’ a Noemi, stann ascenn’ for’ aute femmene, vabbuo femmene, insomma femmene speciali.
Vi voglio fa’ nu cunto: ai tiemp’ da guerra avvicin’ a casa mij nge stev’ na bella casa chiusa, assai chic, era a Chiaia, na cos’ e lusso. Erano tiemp’ diversi, per carità, ma tanta femmene e uommeni erano impiegati là.
Tanta uommeni ieveno là p’ se sfuca, pavavano ‘na somma e si scaricavano i nervi.
Forse, che saccio, forse pure o presidente sta nervus’ e se vo’ scarica’? Però nun sta bene si o fa’ accuato, pure l’avucato ca sta in parlamento cu isso dice: “al massimo è stato l’utilizzatore ultimo”; ma comm’ se permette chisto, ’stu Ghedini?
Io nge facess’ na faccia e paccheri, “l’utilizzatore finale”? uh Gesù, e che tenimm’ nu president’ ritadato? Nun sape chell’ che fa’?

Però me vene nu dubbio, in parlamento stann’ semp’ a dicere NO a chest’, NO a chistat, nisciun e llor’ s’azzarda a dicere ca li puttane so’ persone oneste ca (a modo lloro) fatican’, però stranemente vann’ tutt’ a puttane, o comm’ se dice mo’: vanno a “escort”, mio figlio m’ha ‘itt “mammà escort è comm a na zoccola” altrimenti io nun capev’ niente.
Stanno subbeto a dicere: DROGATI a tutt quant’ e po’ lloro so’ e primm ca se fanno e cocarina-cocaina, comm’ se chiamm essa.

prost1Detto tra noi, a me stann’ cchiù simpatiche ‘e puttane ca sti guvernanti. Almeno ‘e signurine t’ho diceno ‘nfaccia senza t’inganna’, i guvernant’ invece so disgraziati e pure nu poco strunz’ si se fanno acchiappa’ accussì.

Semp’ parlanno cu crianza, ma che fi’ura e mmerd stamm facenn a livello mundiale? Cioè p’ mmè nun nge probblem si o president nuost si vo’ spassa’ cu li femmene, però nun po’ utilizza’ aerei presidenziali, oppure li gguardie; e po’ la cosa cchiù scurnosa è proprio o fatt’ ca sti puttane (se ponn’ chimmà accussì, pecchè chell fann: IL Mestiero) vonn’ fa’ i ministri, sindaci, parlamentarì, io accussì nun so’ d’accordo.
E nun so’ d’accordo pecchè se na femmena capace nun s’adda venner’ p’arriva’ in parlamento o p’ se dà alla politica.
L’uommeni nun ‘o fanno e allora pecchè l’avarrian’ fà ‘e femmene?

Vabbuo’ mo me vac’ a ffà’ o cafè. nu saluto da Donna Concetta.

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Spazio al barocco: Napoli e La “Pietà dei Turchini”

giugno 18th, 2009

Il San Carlo darà spazio il 27 di Giugno prossimo ad un’opera barocca di Leonardo Vinci: “La Partenope” con la direzione di Antonio Florio.

Partenope è la sirena-regina che diede vita alla città di Napoli: nella trama, in cui il librettista Silvio Stampiglia affianca, in linea con lo stile barocco, fatti storici a duelli e vicende amorose, il mito della regina di Tessaglia si intreccia con quello della sirena sconfitta da Ulisse, dal cui corpo emerso a Posillipo ebbe origine la città partenopea. La dedica di Stampiglia, nel 1699, alla Contessa Medinaceli nasconde un omaggio celebrativo alla sua città: il mito di Partenope fu riscoperto dagli intellettuali napoletani proprio in epoca barocca, per mantenere e celebrare la propria identità culturale durante il periodo di dominazione spagnola.
L’opera fu presentata da Vinci al Carnevale di Venezia del 1725 e segnò il successo anche internazionale del compositore ma anche del mito e di quella che poi divenne celebre come “scuola napoletana”.

Lo spazio che ha il barocco a Napoli è risicatissimo, l’opera in questione infatti dopo 280 anni di silenzio è andata in scena al Bergidum Theatre di Ponferrada, nel Nord-Est della Spagna ad opera della “Pietà dei Turchini” e il suo direttore Florio.
Grazie al “Napoli teatro festival Italia” l’opera di Leonardo Vinci si potrà vedere anche al San Carlo il prossimo 27 giugno.

partenope2Ricchi e baroccheggianti sono i costumi della «Partenope» nell’allestimento di Gustavo Tambascio, che vede nel cast anche Maria Grazia Schiavo nei panni di Rosmina la quale, innamorata di Arsace, a sua volta invaghito di Partenope, si traveste da uomo per seguirlo. Ne seguono equivoci, travestimenti, scambi di persona, con il classico lieto fine. «Lo spettacolo è un omaggio a Napoli, alle sue origini, ma anche a Vinci, un compositore troppo poco conosciuto che ai suoi tempi teneva testa a Vivaldi e Haendel con un tocco in più di napoletanità nella sua voce», dice Antonio Florio, che di Vinci ha portato in giro per il mondo uno dei titoli più celebri, «Le zite ’ngalera».

Ma chi è Leonardo Vinci?
E’ stato Maestro di Cappella alla corte del principe di Sansevero, insegnante di Pergolesi al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo (dove fu sostituito da Durante), egli fu molto attivo tra Roma e Venezia dove appunto andò in scena la prima volta questa «Partenope» nel 1725. Per lui cantarono personaggi come Domenico Gizzi o Carlo Broschi, detto Farinelli.

Questi tesori, più o meno nascosti, della scuola napoletana sono l’orgoglio (uno tra i tanti) della città partenopea, la quale però è sempre impegnata a dar voce solo ed esclusivamente a tutta la produzione otto-novecentesca e contemporanea.

Nella scorsa stagione il teatro Mercadante diede un altro piccolissimo spazio all’opera barocca, fu ripresa partenope1infatti un’opera sconosciuta di Leonardo Leo, ritrovata nell’archivio musicale di Montecassino, ad opera dei Turchini e del suo fondatore Florio.
L’opera in questione fu “L’alidoro di Leonardo Leo”, un misto di toscano e napoletano in stile barocco.
Ed è sempre la Pietà dei Turchini ad assolvere all’affascinante compito di ripresa dell’opera. Com’è poco noto i Turchini hanno riesumato tanti capolavori del Sei e Settecento napoletano, mai in forma museale ma sempre viva e teatralissima, anche quando si tratti di musica sacra in forma di concerto: da Provenzale a Caresana, da Vinci a Latilla, Piccinni, Paisiello, Jommelli, Anfossi, e così via.
L’Alidoro, su testo dello stesso Gennarantonio Di Federico che aveva scritto il libretto di Amor vuol
sofferenza (ma anche della Serva padrona di Pergolesi e della Finta cameriera di Latilla), fu presentato per la prima volta al Teatro dei Fiorentini di Napoli nel 1740.
Dopo 268 anni questa commedia musicale riesce ad arrivare nel teatro storico di Napoli, il Mercadante, nel febbraio 2008, per una sola serata con un afflusso di pubblico eccezionale ed un successo travolgente.

Non sarebbe forse il caso di aumentare lo spazio al barocco ed alla tradizione per riavvicinare un pubblico ormai lontanissimo anni luce dai teatri (lirici)?
La freschezza e spesso la “semplicità all’ascolto” di queste opere può a mio avviso generare una nuova generazione di appassionati e poiché negli ultimi anni gli abbonamenti ai teatri sono aumentati di una percentulae notevole sarebbe il caso allora di “cavalcare l’onda”.

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Quousque tandem abutere (Catilina) patientia nostra?

giugno 17th, 2009

In questo caso c’entra poco Catilina, sono passati tanti e tanti anni.
Però stanno mettendo a dura prova la pazienza di una parte del popolo italiano.

Prima le norme anti-kebab a Milano, poi il convegno di Forza Nuova sempre a Milano, poi le proposte dei tram solo per milanesi, ieri la proposta di vietare i parchi agli extracomunitari, norme ad hoc contro le moschee, apologia del fascismo istituendo ronde nere (appoggiate dall’Msi)…

Ed infine (ma non alla fine) arriva quella spastica del “ministro” Michela Brambilla e fa il SALUTO ROMANO alla festa dei carabinieri a Lecco, spastica perché a quanto pare le parte il braccio senza comando centrale.
Mentre risuonano le parole “siam pronti alla morte siamo pronti alla morte, l’Italia chiamò” ha il braccio teso, sguardo fiero ed il padre, poco lontano, la imita in lieve differita.

Ora mi chiedo, può un MINISTRO DELLA REPUBBLICA ITALIANA, assolvendo ad un atto istituzionale, alzare il braccio scimmiottando il saluto fascista?
Abbiamo capito che in Italia il reato di apologia del fascismo in pratica non esiste più e ciascuno può fare il proprio comodo, però sempre più spesso capita che questo “comodo” venga fatto solo da alcuni.
Inoltre i ministri giurano sulla nostra Costituzione (per molti carta straccia) che è chiaramente ispirata all’antifascismo.

Circa cinquanta persone, scortate dagli agenti della Digos, della polizia e dai carabinieri, sono andate in mattinata - la Questura non ha permesso un corteo - davanti ai cancelli chiusi delle «Trafilerie Brambilla», in corso Europa, e qui, aiutate da un registratore, hanno intonato «Bella Ciao».

Si sputa addosso a tutti i Partigiani morti per la Libertà e si calpestano Democrazia e Costituzione.

Voglio ricorda infine:
- Umberto Bossi: ha bruciato la bandiera italiana, ha convocato il parlamento della padania
- Calderoli: come sopra
- Alessandra Mussolini: fate voi
- Michela Brambilla: avete appena letto
- Il sindaco di Treviso, Gentilini, si richiama all’educazione ricevuta durante il Fascismo che gli ha inculcato i principi del rispetto della legge e dell’autorità
- Il signor Borghezio che tiene lezioni di fascismo ai neo fascisti in Francia
- Il sindaco di Verona, Tosi, partecipò al corteo della fiamma tricolore che aveva organizzato poco prima un bellissimo “Corteo nazi e caccia ai «terroni»”.

Il nostro caro ministro.

il nostro caro Porchezio.

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A tutta ronda (parte II)

giugno 14th, 2009

Dalle fogne del pensiero viene partorito l’ennesimo abominio dell’Italia Nuova.

Prima erano le ronde padane, di per sé offensive proprio nei confronti del libero pensar, ora invece abbiamo le RONDE NERE; il nero va bene con tutto, lo sappiamo, quindi anche col verde (il verde padano ovviamente).

Sono in 2100, 2100 volontari rondisti.
Vogliono costruire un gruppo, vogliono formare ronde, ronde di sicurezza, ronde nere.

Durante il primo convegno nazionale del Movimento sociale italiano (Msi) a Milano, i vertici del “partito” (fascista nell’animo) hanno informato che ci sono a disposizione 2.100 volontari in tutto il Paese, concentrati soprattutto in Piemonte, Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia.
01Vogliono formare “La Guardia nazionale Italiana, la G.N.I.”, a loro parere una semplice iniziativa apolitica, talmente APOLITICA che nasce in seno al neo Partito Nazionalista italiano guidato da UN TALE Gaetano Saya, un uomo rinviato a giudizio nel 2004 per propaganda di idee fondate sulla superiorità e l’odio razziale, diffuse attraverso il sito Destranazionale.org.

Si vogliono dotare di camicia grigia, pantalone grigio con banda nera laterale, scarpe nere, cinturone di pelle nera con spallaccio, fascia nera con il simbolo della ruota solare, fascia da polso nera con sovraimpresso “Grande Italia - Risorgi Italia”.
Ma perché l’Italia deve risorgere?

Non manca il basco con l’aquila imperiale romana.
A me onestamente non sembra una divisa da scout, così come prevede il “regolamento”, ma una divisa alquanto imbecille che ricalca simboli nazifascisti.
03Non vanno tenute sott’occhio le divise; l’uomo infatti si identifica in simboli e divise; con le esperienze di secoli dovremmo sapere cosa fa l’uomo quando si nasconde dietro idee politiche, divise, simboli e slogan.

Onestamente a me sembra di vedere un qualcosa di già sentito e già visto; dopo tutto Porghezio ops Borghezio è un fascista cammuffato.
Io (e non solo io) credo nella ciclicità della storia e nella incapacità del genere umano di migliorare.

Gli elementi, per un ritrovato spirito guerrafondaio, ci sono tutti: crisi, ritrovato spirito di autoconservazione nazionalista, la paura di perdere potere, provvedimenti su provvedimenti per frenare le libertà dei cittadini, soprattutto quella informativa.

Sembra una situazione simile a quella che seguiva il Biennio rosso in Italia oppure la repubblica di Weimar in Germania…
E onestamente sarei ancora più preoccupato se per contrapposizione a queste ronde di ritardati si aggiungessero altri ritardati “rossi” o brigatisti.
in un clima di contrapposizione vengono resuscitati odi sopiti, quelle argomentazioni senza senso, quelle rivendicazioni insulse, padani contro terroni, fascisti contro comunisti, neri contro rossi.

LA COSTITUZIONE ITALIANA PREVEDE:
“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.
Io infatti vorrei capire bene la dicitura “sotto qualsiasi forma”, questi infatti sono omini che non si definiscono fascisti per non contraddire questo veto, ma in fondo cosa sono?

07La Legge del 20 giugno 1952, n. 645, art. 4: sancisce il reato commesso da chiunque «fa propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista», oppure da chiunque «pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche». La “Riorganizzazione del disciolto Partito Fascista” si intende riconosciuta «quando (…) rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, princìpi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista».

Forse per questo la procura di Milano ha aperto un fascicolo. Saranno state le TOGHE ROSSE? Voglio capire ora come difenderanno questa porcheria?

Me… sempre più schifato di questa povera e triste Italia.

anacronistici ed imbarazzanti (come il “governo provvisorio padano”, giocano alla secessione).

Ami la tua patria e allora ‘Mbuti!
Siamo nazionalisti e allora ‘Mbuti!
Amiche e amici, di qualsiasi colore politico e allora ‘Mbuti!
‘Mbuti ‘Mbuti e ‘Mbuti su rieduchescional ciannel!
Dovrebbe stare zitto anche lui, ‘mbuti!

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Il paese dell’amicizia

giugno 13th, 2009

Meno male che vivo in Italia, un paese così amichevole, così accogliente.
Abbiamo bisogno di gas e di petrolio, di lavoro e di infrastutture, ed è per questo motivo che stringiamo rapporti d’amicizia con tutti. Ma proprio tutti.

Però è altrettanto chiaro che noi con i “comunisti” non stringiamo alleanze, perché siamo civili noi.
La parola comunista non ha mai avuto (nemmeno all’epoca della guerra fredda) un valore così offensivo come oggi ed è per questo che mi chiedo come mai accogliamo a braccia aperte il russo di turno (o l’ex russo di turno), il signor comunista Putin.
Il nanetto Papi dichiara ad alta voce la sua “personale amicizia” con Vladimiro, con un comunista, con il rosso russo, con il poco democratico Putin; però allo stesso tempo tiene a precisare che lui con i COMUNISTI non c’entra niente.

Mi vien da pensare, forse a torto, che per il nanetto ed i suoi sudditi oggi la parola comunista non ha nulla a che fare con l’ideale politico. Forse, e ribadisco, forse il nostro Papi utilizza (come tutti del resto) questa parola per screditare bene l’avversario politico.

Aristotele disse “l’uomo è per natura un animale politico”, il Nano infatti è interessato solo alla politica e non al sistema di governo (la democrazia).
Ed è per questo che utilizza questa stortura linguistica, la parola “comunista” infatti serve per distruggere l’avversario sia sul piano politico ma soprattutto sul piano morale-etico.

I sudditi (molti ex-comunisti) seguono il re, il quale in questo delirio linguistico usa il neo-significato per aizzare le masse.
E allora si griderà “comunista!” al sindacalista, “comunista!” all’uomo pensante, al giornalista che vuole informare, a colui il quale prova a mettersi contro.
E allora sempre e solo “comunista, comunista, comunista!”.

Ma continuiamo.
Un altro amico stretto dell’Italia è un signore TANTO ma proprio tanto democratico. Un certo Gheddafi. E chi è costui?
Costui è un dittatore, il dittatore della Libia.

Tra le riforme effettuate da Gheddafi si possono ricordare l’innalzamento del salario minimo, la possibilità per gli operai di partecipare alla gestione della loro azienda, la soppressione dell’alcool (di per sé già vietato come precetto islamico), la chiusura dei locali notturni, la restaurazione della Sharīʿa (la legge religiosa che deriva direttamente dal Corano e dalla Sunna).

Fra le primissime iniziative del governo di Gheddafi vi fu l’adozione di misure sempre più restrittive nei confronti della popolazione italiana che ancora viveva nella ex colonia, culminate col decreto di confisca gheddafi-berlusconidel 21 luglio 1970 emanato per “restituire al popolo libico le ricchezze dei suoi figli e dei suoi avi usurpate dagli oppressori”. Gli italiani furono privati di ogni loro bene, compresi i contributi assistenziali versati all’INPS e da questo trasferiti in base all’accordo all’istituto libico corrispondente, e furono sottoposti a progressive restrizioni finché furono costretti a lasciare il Paese entro il 15 ottobre del 1970[2]. Dal 1970, ogni 7 ottobre in Libia si celebra il “giorno della vendetta”, in ricordo del sequestro di tutti i beni e dell’espulsione di 20.000 coloni italiani.

Questo è il signor Gheddafi che, ricalcando le storie comuni di tutti i paesi del mondo, fa il dittatore (non molto diverso dal dittatore nostrum, intendo Mussolini che nel suo pseudo colonialismo mise a ferro e fuoco proprio la Libia).

Ma noi dobbiamo stringere PER FORZA DI COSE rapporti amichevoli con questi paesi perché da loro dipende la nostra economia. Noi non abbiamo gas o petrolio ed è per questo che alcuni giustificano la “politica” estera del nostro nanetto.
Inoltre siamo amici di Obama (l’abbronzato), di Sarkozy, di Pinocchio, dei marziani, dei venusiani, di Gianni e Pinotto, di Totò Cuffaro, di Totò Riina ma anche del Totò principe de Curtis…

PS

LA REGOLA per l’amicizia:

L’amicizia italiana è subordinata:
1- alla potenza dello stato o persona che chiede l’amicizia
2- nel curriculum vitae vi deve essere almeno una condanna per fatti gravi
3- lo stato o persona che chiede l’amicizia deve rinnegare i principi di uguaglianza e libertà
4- lo stato o persona deve dichiarare che la legge è uguale per tutti ma più uguale per alcuni
5- lo stato o persona deve passare almeno un fine settimana a villa Certosa (e non nei lager di Lampedusa)
6- se almeno uno dei primi 5 punti è osservato, lo stato o persona è IN AMICIZIA con l’Italia

ergo

Noi non siamo amici:
1- NEGRI (a questo fanno eccezione Obama punto 1)
2- CINESI (a breve diventeremo amici anche della Cina, non appena il punto 1 sarà mondialmente riconosciuto)
3- IMMIGRATI (clandestini per decreto)
4- ROM (zingari in generale)
5- coloro i quali denigrano il nanetto

Diffidate degli uomini di bassa statura, perché : “Il nano è una carogna di sicuro, perché ha il cuore troppo vicino al buco del culo”, de André

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La S.C., la Santa Coerenza.

maggio 27th, 2009

Sono sicuro che leggendo le righe che seguiranno mi verrà detto: “EH VABBE ALLORA LA CEI NON PUO DIRE PIU NULLA?” e la mia risposta a questo sarà: “SI, ESATTAMENTE COSI”

Oggi apprendo che il segretario della Cei, monsignor Mariano Crociata, esprime il punto di vista della chiesa cattolica riguardo alla spinosa vicenda BERLUSCONI-NOEMI.
pregiuAd una domanda specifica sul caso dice: “Di questioni morali ce ne sono tante, oggi, ieri noi non andiamo ad esprimere giudizi su questo o sugli altri casi. Ognuno [Berlusconi] ha la propria coscienza e capacità di giudizio”.

E’ interessante quindi sapere che DOPO MILLENNI di giudizi della Chiesa Cattolica sul costume, sulla società, sul comportamento umano, sugli infedeli, sulla televisione, sulla scienza, ora finalmente NON ANDRANNO PIU AD ESPRIMERE GIUDIZI, perché ognuno ha la PROPRIA coscienza. WOW!

Questa è una notizia da PRIMA pagina. Ne sono certo.

Ora ripercorriamo qualche vicenda insieme:

Potrei portare almeno altri 1000 esempi. In pratica… a me sembra che per OGNI PIRITO la CEI si dà un bel da fare per dire come la pensa. A me sembra così!
Non appena qualcuno (in ogni parte del mondo) fa qualcosa che alla Chiesa non piace, parte un embolo e partono, con l’embolo, mille comunicati della CEI.
QUESTO SI FA, QUESTO NON FA, QUESTO SI DICE, QUESTO NON SI DICE…

E ora sul caso BERLUSCONI-NOEMI, la CEI mi dice che ciascuno ha una coscienza e che quindi il signor Silvio risponde solo a quella.
Ma è un modo per provocare o cosa?

A questo punto però mi obbligano a fare qualche ipotesi (vuota e sciocca ma divertente).
In pratica in questi giorni pare che la questione sia “UN UOMO DI 70 e più anni e UNA MINORENNE”, qualcosa che sembra avere a che fare con la parola PEDOFILIA.
Sinceramente io non entro nel merito (nel senso che se parte una denuncia… poi si vedrà) ma a quanto pare la Chiesa dice che SILVIO HA LA SUA COSCIENZA e CHE DEVE RISPONDERE SOLO AD ESSA.
Io aggiungerei: BHE PER FORZA! considerati gli ultimi sviluppi Veronesi (sulla questione pedofilia e preti) l’unica cosa che può dire la CEI è questa.
Tutto sommato la CHIESA adotta la SUA SANTA COERENZA!

Ora partendo dal presupposto che la CEI deve smetterla di pontificare su tutto e che la Chiesa non deve entrare negli affari dello stato ITALIANO ma solo in quelli dello stato Vaticano vorrei almeno far notare il bieco modus operandi della conferenza episcopale italiana.
Non dissimile dalle INDULGENZE o dal comportamento che il Vaticano ha avuto nella storia (recente e meno recente).

E’ semplice “condannare” il popolino nel suo comportamento “deviato” perché a differenza del singolo (e qui il singolo è l’uomo più ricco d’Italia, nonché premier) non ha potere ECONOMICO-LEGISLATIVO.
Si condanna un comportamento della massa così da non provocare reazioni singole ma si evita di condannare UNA PERSONA NELLO SPECIFICO per paura di una ritorsione anti-papato: è anche così che il peso POLITICO della Chiesa si fa sentire.

Wilde disse che “La coerenza è l’ultimo rifugio delle persone prive d’immaginazione”, la Chiesa dunque è piena di fantasia

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donna Concetta e la munnezza

maggio 26th, 2009

Un buonciorno a miei cari lettori.
(Aggio saput’ infatti ca’ chesta rubbrica sta avenn nu pucurillo e successo e quindi saluto i miei lettori.)
donnesard
Oggi parlamm’ ra munnezz.
Nun vuless fa’ chella solita litania: “Napule è sporca, zuzzos’, bavos’ e merdosa!”, però ‘e televisioni ricen’ ca è pulit, ma nun è o ver’, è na buscìa, nuj o sapimm’ bbuon.
Aggio sentut’ (a dicere a verità mi è stato detto, ma nun pozz’ dicere CHI l’ha ‘itt; si ric’ o peccato ma nun o peccator’) ca stann asuffunann’ a munnezz avvicin’ Acerra, ndà na terra recintata addò stann’ i gguàrdie.
Zona militare, na cosa seria inzomm’.
Io però tenev’ a ment’ ca tutta sta munnezz’ aveva essere appicciata int’ a lu termoval… vabbuo comm’ si chiamm iss!
Ma pur’ chest è na buscìa! O ppicciator’ nun funziona ancora; e po’, Dio o sap’ e a maronn o ver’, secondo me po’ nguaia’ chella povera ggent’ ca sta llà.
Io nun nge putess mai sta’ avvicin’ a nu bruciator, v’ pare?

never-hide (mai nascodere)Comunque, ‘e vicariell e Napule so ancora zuzzus’, solo le vie principali so’ allustricat’. Stann’ carriann’ sta munnezz a Acerra. E dopp? a leven’ ra Napule e a portan’ a Acerra.

Vui o ssapit’ ca là nge steven e vàcche, e pecure, e ca stann’ schiattann tutt’ quant?
Menan’ a munnezz a comm ven’, nun cuntrollano e ll’animal’ moreno! E nuj, pover sciem, magnamm e carn’, o latte, e muzzarell.

L’auto juorn venett a casa mia Donna Filomena, ‘na bizzoca che abita ndo vicariell mio.

F: Cunce’ ma che magnamm’, sta tutt’ ‘nquinato. Oggi cosa cucini?
C: Filume’ nun o saccio. Vulev’ accatta’ na ricotta e pecora, ma nge stev’ scritto ngopp ca era di Acerra. Io onestamente nun voglio o mal’ nuost’. Faccio nu poc’ e pasta e sugo e pummarola.
F: eeeh ma pur’ e ppummarol’ so ‘nquinate!
C: Filume’, a copp a man’, avimm’ murì e famm’?
F: e pur’ tien’ arraggione!

BIZZOCA:

“Bizzoca” è la parola abbreviata nelle parlate meridionali (bezzoca, bizzoca) di “bizzocchera”; i bizzoccheri erano frati terziari francescani di una setta chiamata dei “fraticelli” che si distinguevano per le loro pratiche dichiarate eretiche.

Contrariamente a quello che comunemente indica la parola, i “bizzoccheri” non amavano la Chiesa e la sua organizzazione (Flavio Biondo riporta un processo contro di loro e cita le abitudini). Questi si erano creati un modo di vivere particolare : non mangiavano carne, non bevevano vino e abitavano lontano dagli uomini, rinunciavano all’ascolto delle messe, né credevano che il papa fosse il papa.

Quanto all’etimologia:
-secondo D’Ascoli, “il termine sorge come dispregiativo di una setta di frati minori terziari condannati da Bonifacio VIII e si potrebbe pensare a derivazione dal latino volgare “bicius” riferito al grigio degli abiti;
-per il Devoto: il termine è “incrocio di bizarro e sciocco”.
-il Prati ricorda che i frati minori detti i “fraticelli” sono citati in un documento del 1294 come “bizocios”;
secondo Andreoli: “Bizzoco e bizzocco si disse in Toscana fin da’ tempi del Boccaccio (giornata III nov.4) di quelli che vestivano abito di religione restando al secolo.” (si riferisce, cioè, a religiosi terziari.)
Il termine potrebbe essere entrato in Toscana attraverso l’antico francese (provenzale) “bigoz” (al plurale “bigot”).
esatta la trasformazione da Bigoz a “pecuozze”, con stesso valore semantico.

detto napoletano
Bizzoche e spingule ‘ncanna: marito quanno, marito quanno?
(Bizzoche le spille da balia in gola: quando il marito, quando il marito?)
che significa
Hanno voglia di far credere che pensano solo all’anima e a Dio.

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Quod erat demonstrandum (in silenzio)

maggio 25th, 2009

“Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua maestà, accompagnato da tutti i suoi angeli allora si siederà sul suo trono di gloria e davanti a lui saranno condotte tutte le genti; egli separerà gli un dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e metterà le pecore alla sua destra, i capri invece alla sua sinistra…”

Matteo 25,3

ped

Decine di bambini e ragazzi sordi violentati e molestati in un istituto religioso di Verona fino al 1984. E dopo decenni di tormenti, gli ex allievi trovano la forza di denunciare gli orrori. Ma molti dei sacerdoti sono ancora lì

Ora al di là del fatto che le pecore andranno in paradiso e i capri no (e già questo mi sembra un atto poco caritatevole), vorrei capire prima che LUI dividerà le pecore e i capri, noi sulla terra cosa dobbiamo fare?
Mi spiego meglio.

Non ho ancora sentito, dal balcone che affaccia su San Pietro, qualche parola del nostro amico Benedetto; o meglio qualche parola di tanto in tanto viene proferita, ma qualcosa di forte no (dal balcone intendo)?
Anche perché prima di essere PAPA il nostro Benedetto faceva della guerra alla pedofilia intra moenia un suo punto di forza.

Fanno tanta attenzione a difendere LA VITA.
Parole parole parole su preservativi, pillole anticoncezionali, eutanasia, aborto e poi giusto un accenno, a bassa voce, ogni tanto, SULLA PEDOFILIA.

Lo scandalo a Verona è un qualcosa di così grande che non basterebbero tutte le favolette di tutti i vangeli per sperare in un GIUDIZIO FINALE super partes.
E tralasciando la parte mistica… ora noi cosa facciamo? Non possiamo mica attendere la fine dei giorni? E chi non è credente poi, non aspetta proprio un bel niente!
Alcuni di questi vescovi continuano ad esercitare il loro mestiere, alcuni confessano, altri negano. E la chiesa? dov’è la chiesa?
perché parlo della CHIESA, perché ahi noi, i reati (di REATI gravi si tratta) sono tutti caduti in prescrizione e dunque queste “persone” non possono essere più giudicate.

Ma la Chiesa può (volendo) “giudicarli” internamente. Ad esempio sollevandoli dai loro incarichi.

Ricostruendo:
L’Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli sordomuti e handicappati delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare.
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Gli ex allievi, nonostante le difficoltà nell’udito e nella parola, sono riusciti a costruirsi un percorso di vita, portandosi dentro le tracce dell’orrore. Dopo l’esplosione dello scandalo statunitense che ha costretto la Chiesa a prendere atto del problema pedofilia, e la dura presa di posizione di papa Benedetto XVI anche loro hanno deciso di non nascondere più nulla. Si sono ritrovati nell’Associazione sordi Antonio Provolo e poi si sono rivolti alla curia e ai vertici dell’Istituto. Una delle ultime lettere l’hanno indirizzata a monsignor Giampietro Mazzoni, il vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. È il 20 novembre 2008: “I sordi hanno deciso di far presente a Sua Eminenza il Vescovo quanto era loro accaduto. Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell’Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave).

I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all’Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna”. E ancora: “Come non bastasse, i bambini e ragazzi sordi venivano sottoposti a vessazioni, botte e bastonature. I sordi possono fare i nomi dei preti e dei fratelli laici coinvolti e dare testimonianza”. Seguono le firme: nome e cognome di 67 ex allievi.

I protagonisti della denuncia citano un elenco di casi addirittura molto più lungo, che parte dagli anni Cinquanta. Descrivonomezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, dentro ai luoghi più sacri.
Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni: il più giovane compirà 41 anni fra pochi giorni. Qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Gli abusi, raccontano, avvenivano anche in gruppo, sotto la doccia. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ricorda Giuseppe, che come tutti gli altri ha fornito a ‘L’espresso’ generalità complete: “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia”.

(da l’Espresso)

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In questi casi cosa facciamo? Dove sono le BATTAGLIE continue della chiesa?
Non ci sono lavaggi del cervello come invece si fa sull’aborto o sull’eutanasia?
Dove sono quelli del Family day? ad occupare Le piazze con tutti questi vescovi pedofili?
E i giornali? Oltre al gruppo Espresso-Repubblica che ha condotto l’inchiesta gli altri cosa fanno?
E tele vaticana? (RAI 1 intendo) non fa approfondimenti con Vespa? Potrebbe fare dei modellini dell’istituto e spiegare come un prete può abusare di un bambino muto ad esempio!

ME…In attesa della divisione tra pecore e capri. Amen.

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