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Suoni dal XV secolo (parte I)

maggio 25th, 2009

Che quella napoletana sia terra di grande tradizione musicale è fatto risaputo. Dove affondi le proprie radici questa tradizione non lo è altrettanto e c’è chi romanticamente spiega questa inclinazione con la bella leggenda della sirena Partenope.
Va subito detto che i Gigi D’Alessio di turno – dichiarandosi apertamente eredi della storica canzone partenopea – NON incarnano per nulla la tradizione napoletana*.
(*probabilmente il neomelodico verrà studiato un giorno come sottoprodotto della tradizione partenopea, di profilo basso-culturale)
Eh sì! Anche perché mi pare, in tutta onestà, di poter affermare che l’ultimo vero “chansonnier” napoletano sia stato Roberto Murolo scomparso nel 2003.

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strozzi1

LA VILLANELLA:
In musica, la villanella o canzone villanesca è una forma di canzone profana nata in Italia nella prima metà del XVI secolo. Apparsa inizialmente a Napoli, influenzò la più tarda forma della canzonetta e – in seguito – del madrigale. L’argomento delle villanelle era generalmente rustico, comico e spesso satirico: di frequente si parodiava il manierismo della musica di allora, frequente ad esempio nei madrigali.

Per molti anni questo genere è stato erroneamente classificato come minore e popolare. Si tratta quindi di rivalutare un vero patrimonio che può assumere una notevole importanza se lo si considera come il confine tra tradizione orale e tradizione scritta della musica aprendosi quindi ad una dimensione antropologica.

Scriveva Carlo Ginzburg che “Siccome nessuno sarà disposto a negare l’inverso, e cioè la relativa originalità della cultura alta, il problema è riuscire a documentare, ove necessario, la relativa originalità della cultura bassa. È un compito difficile”.
Inoltre riporto da “L’eredità di Partenope ” di Enzo Carro - ediz. Simeoli:
“Saje quanno fuste Napule, Corona ?
Quanno regnava Casa D’Aragona”

Nel 1442 Alfonso D’Aragona, detto Il Magnanimo, conquista Napoli e permette alla lingua napoletana di entrare ufficialmente a corte - fino ad allora la lingua scritta era il latino ed era già molto presente il toscano (a sua volta nato dalla prima letteratura in volgare nata in Sicilia sotto Federico II di Svevia e portato a Napoli da G.B.Basile con il suo ” Lu cunto de li cunti “, senza però che i successori angioini dessero ulteriore sviluppo di quella lingua a Napoli, fino all’arrivo degli Aragonesi) .

Alfonso D’Aragona istituisce nella città la Reale Accademia Napoletana, detta anche Pontaniana perchè guidata dall’umanista Giovanni Pontano. E presso la corte aragonese, nasce la Scuola Musicale Ufficiale, permettendo così la valorizzazione della già proverbiale fantasia poetico-musicale napoletana. Si inizia a scrivere in lingua neopoletana ma solo per il secolo di dominio aragonese, perchè i successori castigliani che degradarono il regno a viceregno di Spagna l’abolirono dall’uso negli uffici pubblici.
Ma naturalmente non dagli scritti poetici e teatrali, dove si era ormai affermata . Pare che Benedetto Cariteo - segretario spagnolo di Federico D’Aragona nonché poeta e scrittore anche in latino e toscano - sia stato uno dei primi a voler salvare la poesia popolare napoletana, ma lo fece traducendola in lingua letteraria, cosìcché ci ritroviamo chissà quanti canti napoletani… in toscano.
A Napoli già da tempo erano cantati strambotti, canzoni, frottole il testo dei quali era intessuto di detti, sentenze, proverbi, indovinelli e prevedeva sempre un’intenzione satirica o morale.

Musicalmente era una cantilena o una filastrocca.. e, come dice A. Fierro : ” Molto amate erano quelle pe’ lo spasso de lo Carnevale e relative ai vari mestieri , come Lo pescivendolo, Lo recottaro…”

Un esempio di filastrocca napoletana è questa, composta da tale Pieto Jacopo De Jennaro:

Facte molla et no più dura poy che sì formosa e bella
che ognie fico , volombrella , in chesto tempo s’ammatura
Facte dolce e no più amara non te fate tenè più acerba
per Dio, no essere più avara facte umile et no superba
Mentre è verde la tua erba fà che el mundo renovella
che ogni fico, volombrella ,in che sto tempo s’ammatura
Mò che sì meza amallata e tra funfre porgi guerra
no aspectare che sei seccata e che casche in piana terra
Fà che oramai da te se sferra sa doreza freda e fella
che ogni fico, volombrella, in chesto tempo s’ammatura.

Scrisse in dialetto napoletano Jacopo Sannazzaro , che oltre ai capolavori che lo resero celebre come “L’Arcadia” e ” Il Parto della vergine” , compese degli gliuommere ( gomitoli) che erano filastrocche simili alle frottole , ma tali da essere espresse in modo misterioso da interpretare ” sbrogliare” , insomma da sciogliere - appunto - come un gomitolo .

Janni dell’uorto - Anonimo del Cinquecento (villanella)

Janni dell’uorto se n’addunarria,
ca quanto faccio a ttia tutto è perduto.
Io nun so’ muto
nemmanco so’ paputo,
ture lure lu
ca saccio chi si’ tu.

Non me la leva chesta fantasia,
ca nun ce grascia chest’è resoluto.
Io nun so’ muto
nemmanco so’ paputo,
ture lure lu
ca saccio chi si’ tu.

Dall’auta parte la speranza mia,
ca quacche tiempo sarrò conosciuto.
Io nun so’ muto
nemmanco so’ paputo,
ture lure lu
ca saccio chi si’ tu.

E te lu ddico mò rico lu vvero,
ca ‘na spina te pugnarrà lu pere.
Io so’ sincero,
e saccio cu chi ll’hai,
ture lure lu
ca saccio chi si’ tu.

addunarrìa: accorgersi
paputo: vecchio rimbambito
grascia: la grassa, l’abbondanza

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Il ministero della verità è all’opera.

maggio 22nd, 2009

La guerra è pace, La libertà è schiavitù e L’ignoranza è forza.

Piccolo consigli per cambiare le informazioni:

1. il PROCESSO BERLUSCONI-MILLS deve diventare il PROCESSO MILLS così da semplificare. Gli italiani non possono ricordare due nomi e comunque Mills è un nome straniero più semplice da memorizzare.

2. meglio dire il CORROTTO e mai il CORRUTTORE, anche questo è ovvio. Che bisogno c’è di far sapere chi ha corroto chi? Basta sapere solo chi è stato corrotto ma nemmeno dire il perché, solo UN NOME: Mills.

3. basta fare quache accorgimento qua e là, un colpo al tg5, un altro a studio aperto, il tg4 (di per sé abusivo) fa già da solo, et voilà les jeux sont fait.

Ma stranamente le informazioni del Ministero della Verità non sono le stesse del tribunale di Milano, quest’ultimo infatti ci informa che:
il Cavaliere comprò con 600 mila dollari anche un falso testimone, il suo ex consulente inglese David Mackenzie Mills (che gli aveva costruito un sistema di 64 società occulte, nei paradisi fiscali), per garantirsi “l’impunità e i profitti” nei processi Guardia di Finanza e All Iberian. Il tutto nel 1998-99, cioè quando era già al suo primo mandato da re.
David Mills, aveva confessato tutto al suo commercialista Bob Drennan, in una lettera che pensava sarebbe rimasta top secret.
Purtroppo le cose per il nostro re signore e padrone non sono andate esattamente così, Drennan lo denunciò al fisco inglese, così la lettera finì sul tavolo dei pm milanesi. Interrogato a botta calda, Mills confessò a verbale che era tutto vero, salvo poi ritrattare con una tragicomica retromarcia.

il nostro presidente del Consiglio è, per l’ennesima volta, un corruttore, per giunta impunito per legge. Ha comprato un testimone in cambio di una falsa testimonianza. Un reato commesso per occultarne altri, a loro volta commessi per nasconderne altri ancora.
MA IL LODO ALFANO = IL LODO SALVA SILVIO è quello che serve per stare tranquilli.

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donna Concetta e i Testimoni

maggio 19th, 2009

nonnina
avevo appena fernut’ e cucina’ e m’era assettata da poco a tavola ad un certo punto sonan’ a port.

C: prondo chi è?
T.d.G.: siamo i testimoni di Geova!
C: e che vulite?
T.d.G.: siamo venuti a portare la parola di Dio.
C: e io c’aggia fa’?

pausa

T.d.G: ma signora lei è felice?
C: ma chest’ che c’azzecca mo? comunque sì, so’ na femmena felice, raramente mi piglia a pucundrìa comm a tutt’ quanti… pecché a vuj no?
T.d.G.: a noi mai. Perché viviamo nel nome di Dio.

sono molto perplessa

C: molto strano. Comunque a me sì, ogni tanto m’ vene. c’aggia fa’?
T.d.G.: signora, se ci fa entrare le rubiamo pochi minuti e facciamo quattro chiacchere.
C: ma io m’aggio susut’ da tavola, stev magnann, si passat’ tra vint’ minuti facimm o cafè e parlamm nu poc’, vabbuo?
T.d.G.: va benissimo. Grazie a dopo, buon appetito.
C: a dopo.

Io vi voglio cunta’ stu fatto, pecché onestamente sti quatt’ sarchiapuni abboffan’ a uallera. So scustumat’, chiammano all’ora e magna’, all’ora e caca’. Semp’ ndi momenti meno opportuni.
Ma po’ che vonn a nuj? sulament o Signore o’ ssap’!

m’ mecca a scarfare il caffè vecchio della mattina e aspetto. DIN DON.

testimone-di-geova
C: sieto i testimoni?
T.d.G.: sì!
C: trasit’, aggio fatto o cafè, accomodatevi, però sulament’ 5 minut’ eh!
T.d.G.: che la pace sia con voi signora… signora?
C: grazie pur a vuj. mi chiammo Cunce… Concetta!
T.d.G.: allora signora Concetta lei è religiosa?
C: sì, io so’ credente.
T.d.G.: e in cosa credete, se possiamo permetterci?
C: eccerto che v’avita permett’ sinnò che sit’ venut’ a fa’? Io credo però a gusto mio. Nun vac’ semp’ a chiesa, pecché teng’ che fa’: servizi, pulizie, aggia lava’ e pann po’ ll’aggia stirà. Credo ca nun serv’ fa o mmalament all’auti, io crer’ sul a chest.
T.d.G.: ma lei sa chi siamo?
C: sì, na mappata e fetient’ ca nun tenen niente ch’fa e vann’ facenn cumizi parlann do Patatern’.
T.d.G.: no signora. Noi siamo appasionati credenti e cerchiamo di diffondere la parola di Geova. Vogliamo parlare di tutti gli errori che sono nella Bibbia, abbiamo qui una copia riscritta da noi senza errori.
C: scusate e vuj chi sit’? come mai sapit’ gli errori?
T.d.G.: sono errori fatti dalla Chiesa e da tutti i traduttori della Sacra Bibbia. Noi abbiamo corretto tutto.
C: sentit’ nun dicit’ fessarie però. Io so ‘na signora semplice ma nun so’ fessa. O saccio pure io ca’ a Bibbia è stata scritta da uommeni e quindi nun è attennibile, ma vuj nun sit’ diversi da ll’aut’uommene, v’ pare?
T.d.G.: sì. Ma noi le lasciamo una copia della Bibbia e in più le lasciamo alcuni foglietti illustrativi con tutte le regole da seguire. Se vuole entrare a far parte dei Testimoni basta fare una telefonata e poi pensiamo noi a tutto.
C: no no, grazie. Purtatavell’ arret’. A me sti fugl’tiell nun m’ servono, facimm’ munnezz supechia… già stamm’ nguiat’ nda’ sta città. Vabbuo mo nun teng ancora tiemp a perdere, scusatemi ma vuless turna’ a fa’ cose necessarie. Vi dispiace?
T.d.G.: come volete. Allora possiamo tornare un’altra volta?
C: sintit’ ora sapit’ comm la penso, pruvat’ a pensà pur vuj e po’ ne riparlamm, vabbuo?

li accompagno alla porta

C: statevi bene giuvino’!
T.d.G.: va bene. Grazie e arrivederci.
C: buona giornata!

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I poeti dimenticati… “Sandro Bondi” (parte seconda)

maggio 18th, 2009

bondi_sandro2Vorrei ancora una volta parlare del nostro poeta preferito, del poeta ministro, del poeta uomo di fede. Dalla sua antologia vorrei oggi estrapolare un’altra lirica.
Questa poesia, dedicata alla signora Veronica Lario in Berlusconi, fa parte di un trittico molto interessante. Il trittico interessa la “sacra famiglia”: Berlusconi, la moglie(?) e la madre.

A Veronica Lario in Berlusconi

Bellezza del soccorso
sensuale ironia
vigore dell’amore
intrepida solitudine

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Il Bondi è dunque, più di chiunque altro, l’uomo che ha meritato il ministero della cultura. Alcune indiscrezioni (di stampo comunista) però farebbero ipotizzare una lunga lotta tra il poeta (maledetto) ed il cantante Apicella, che di cultura ne mastica quanto il primo.
Eh sì! Il cantante Apicella è uno degli uomini che maggiormente ha influenzato il re uomo e padrone d’Italia: i duetti, la ricerca filologica della lingua napoletana, le soavi e mai pacchiane feste di stampo culturale in sardegna.
A niente sono valsi gli sforzi del menestrello in quanto di fronte a tanta poesia (quella del Bondi appunto) c’era poco o nulla da fare.
L’argomento trattato è molto delicato pare infatti che l’autore abbia già preso le distanze da questa lirica, egli infatti ha affermato di non averla mai scritta.
Ha continuato dicendo che si tratterebbe di un falso scritto ad hoc da qualche criminosho di turno.

Bando ai pettegolezzi, cerchiamo di analizzarla.

il primo struggente verso “bellezza del soccorso” ricorda sicuramente il ruolo della madonna nei confronti del Figlio (la Madonna del Soccorso appunto), una Veronica quindi che aiuta il figlio (in questo caso figlio del popolo) nel momento della pubblica crocifissione (ancora non avvenuta).
Il secondo verso “sensuale ironia” come ha riferito in un’intervista l’autore stesso non deve essere preso alla lettera, nel senso che nemmeno Bondi sa cosa possa significare, forse un verso extra-umano, chissà.
Il terzo e quarto verso sono strettamente correlati “vigore dell’amore/intrepida solitudine” ma come abbiamo anticipato l’autore ha preso le distanze, infatti non si spiegano questo vigoroso amore e questa solitudine accettata con difficoltà.

Passiamo poi ad un’analisi lessicale,
La poetica Bondiana è ricca di aggettivi e nomi, o meglio è formata solo da questi. Non troviamo infatti verbi, avverbi, pronomi, articoli visti come inutili orpelli intellettualoidi. Il discorso poetico deve essere semplice molto vicino a quello di un bambino. I critici infatti aspettano l’ultima evoluzione del poeta in una serie di balbettii del tipo unghuè, pucci pucci, cacca, pupù in un vortice semantico che porterà sicuramente ad una poetica fatta di sole lettere dell’alfabeto.

passiamo infine ad un’analisi sociale,
Per anni la poetica bondiana è stata occultata da quel vergognoso drappo rosso che tanto piace al popolo dei criminoshi.
Il Bondi è stato infatti solo patrimonio di piccole élite culturali e circoli chiusi ma ritrovata la giusta Libertà, egli può aumentare il già ricco patrimonio culturale che il bel paese vanta.

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donna Concetta e la mala crianza.

maggio 18th, 2009

3534056380_f21462eaa3Per primma cosa, mi presento: so’ donna Concetta abito a Napoli, giù Napoli, in un comodo vascio e pure io tengo diritto ad un blog.
Eccerto! Tenevo o gulìo do blog, accussì ogni juorn ‘nge pozz’ scrivere tutto chell ca’ mi passa per le cervella.

Allora venimmacenn a nuj, a chell’auta part’ (cioè ndo’ blog ‘e Pierpaolo) si parla de guai ca passa ll’ummanità… io invece vurria parla’ e ‘nciuci o comunque de fatt’ nuost.

Aggio sentut’ pe’ televisione, tutta a jurnata a dicere a verità, ‘e chella povera femmen’ e Noemi.
‘A canoscite sicuramente pecché chella mièza pruasa da mamm’ l’ha purtata in televisione e l’ha fatt’ dicere tutt’e fatti della famiglia.
Io vuless capì comm’ na mamma e famiglia po’ ffa’ sti cose? A me sinceramente m’è scarut’ nu pucuriello d’o còr (a mamma avit’ntiso bbuono).

ma poi io nun aggio capito, Noemi ch’vuleva dicere cu li parole: “Il mio papi, il mio papi”? Ma n’da ll’anima e chi ‘nge vo male… ma nu votaman da mamma no? si mia figlia parlass e sta manera a nu giornalista io ‘nge tirass’ tutti e capill da capa.

eeeh ma li mamm e mo so’ diverse. Io quando era piccirella dovevo rivolgermi a mio padre e a mia madre con il “voi”. “Papà che vulit?” oppure “Mammà vi sentito bene?” e sti cose cà, insomma. Nun ngè stev’ tutta questa confidenza, come si dice, a troppa cunferenza è parente da mala crianza.

E proprio di mala crianza de femmene vulev’ parlà io.
Facimm’ nu cunto:
- Noemi è na nennella cà vo’ fa a ‘ndròcchia pecché vo fa’ a televisione
- a mamm ‘e Noemi, n’auta femmena ca nun ten cchiù dignità, ha vennuto la figlia
- a muglier’ e Berlusconi s’è accort’ adopp’ vint’ann ca o marito nun è serio e ca le fà e corn

ma sti femmene d’oggi nge fanno fa’ na brutta fiùra!
Pur’io so femmena ma ‘ndo vascitiello sti cose nun succedono cchiù. E tiemp e na vota nd’i vasci le figlie venivano fatte prostituire, chest’è o ver! Però mo no, e comunque i vascitiell’ so’ na cosa e Berlusconi e n’auta.

vabbuo’ ora debbo andare. statev’ buon’.

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Un due tre, la colpa di chi è? Conto bene io, paga un altro al posto mio.

maggio 16th, 2009

Il signor papa Benedetto decimo sesto prima di salire sul modesto aereo per far ritorno a Roma fa un ultimo discorso che inizia con il classico:

“Signor Presidente,
Signor Primo Ministro,
Eccellenze, Signore e Signori…”

arriva poi il momento della musica per le nostre orecchie:

“…Alla cerimonia presso il Palazzo Presidenziale… dove ho incontrato alcuni sopravvissuti che hanno sofferto per i mali della Shoah. Quegli incontri profondamente commoventi mi hanno ricordato la visita di tre anni fa al campo di sterminio di Auschwitz, dove così tanti ebrei, madri, padri, mariti, mogli, fratelli, sorelle, amici, furono brutalmente uccisi sotto un regime senza Dio che diffondeva un’ ideologia di antisemitismo e di odio.

continua e quindi finisce in questo modo:

“…Signor Presidente, la ringrazio per il calore della sua ospitalità… Siate certi che sarete ricordati con affetto nelle mie preghiere. A voi tutti dico: Grazie, e che Dio sia con voi. Shalom!”

La parte più interessante è dunque IL REGIME (nazista) SENZA DIO.
Perché è interessante? Perché dalle parole di Joseph si evince che il regime nazista sarebbe stato ATEO (A= senza TEO= dio).

Vediamo un po’:
Il regime nazista è stato ateo ma talmente ateo che milioni di “atei” giuravano su Dio con le tre dita della trinità alzate e dove sulle cinture era scritto Gott mit uns (Dio è con noi).
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Talmente ateo che strinse un’alleanza con lo stato più ateo d’Europa ovvero lo stato Vaticano nel poco famoso Reichskonkordat (un concordato tra lo stato vaticano e quello del Reich)
Dove il dittatore in persona (sempre ateo per carità) si inginocchiava e pregava davanti a croci e chiese.

Papa Benedetto non dice totalmente il falso perché su carta il regime nazista (come tanti altri regimi) si professava ateo (MA NON LO ERA). Potremmo dire un ateismo che fingeva di rispettare il cattolicesimo e qualche altra religione per tenere buono il vaticano.
La cosa che mi fa più sorridere è un’altra, La Chiesa Cattolica si era inventata (in tutti questi anni) la bufala che Hitler fosse dedito al culto neopagano ma adesso viene fuori la “verità”: né cristiano, né neopagano bensì ATEO.
Tra qualche anno cosa si inventeranno?
Hitler Buddhista, Musulmano, Hitler di Scientology e chiaramente ci saranno schiere di storici (di ventura) che grideranno: “E’ vero abbiamo trovato dei documenti che attestano che Hitler era Ebreo!” oppure “Hitler Aderiva a Scientology ante tempus!”

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Un altro esempio dell’ateismo nazista. L’organizzazione delle donne naziste dichiarava:

“In cima spicca la croce cristiana, nel dolore della purezza ci ammonisce costantemente: Donne e madri, siate vere cristiane; proteggete il cristianesimo nella vostra famiglia, allevate i vostri figli nell’amore per il Salvatore” Tratte da: “Il santo Reich” di Richard Steigmann-Gall.

Friedrich Heer, cattolico e professore di storia all’Università di Vienna, nel suo libro God’s First Love, ha ammesso: “Nella cruda realtà della storia tedesca, la croce e la svastica furono sempre più unite, finché la svastica proclamò il messaggio della vittoria dai campanili delle cattedrali tedesche, bandiere con la svastica apparvero ai lati degli altari e teologi, pastori, ecclesiastici e statisti tedeschi sia cattolici che protestanti accolsero di buon grado l’alleanza con Hitler”.

E allora cosa fa il nostro caro Benedetto? Definisce ateo il nazismo per rilanciare un sottile e barbaro revisionismo storico che servirebbe a liberare il vaticano dal marchio dell’infamia collaborazionista?
E se così fosse, quanto è diverso dal suo collega (mezzo scomunicato) lefebvriano Williamson (lo psicovescovo)?

NOTA per i credenti:
l’intero discorso è QUI.

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Ricostruito “fedelmente” il ponte borbonico…

maggio 14th, 2009

1837
Ferdinando II affidò all’ingegnere Gaetano Genovese il compito di restaurare il Palazzo Reale alla Marina, i cui appartamenti erano stati danneggiati da un rovinoso incendio. I lavori sarebbero proseguiti fino al 1858 ed avrebbero comportato una profonda trasformazione dell’aspetto interno del sito, oltre ad un consistente incremento degli ambienti. Coadiuvato da Pietro Persico e Francesco Gavaudan, il Genovese studiò e progettò un rifacimento della Reggia che presentò alla Maestà del Re che recuperava le idee di Domenico Fontana.

1943
Il ponte che collegava i giardini pensili all’appartamento reale fu bombardato e distrutto.

2009
Viene consegnato il “nuovo” ponte fatto interamente in ghisa. Il ponte è stato ricostruito sotto la direzione dell’architetto Enrico Gu­glielmo, l’ex soprintendente al Beni architettonici e paesaggistici il quale ha seguito il disegno originale elabo­rato dall’ingegnere Gaetano Genove­se, solo che, inspiegabilmente, al centro dell’arcata è ben visibile lo stemma sabaudo e non quello borbonico.

ponte palazzo reale

Cos’è questo? una specie di servilismo nei confronti del conformismo filo-garibaldino tanto di moda in questi tempi? Come osano cambiare parte delle storia con uno stemma?
Con questo non voglio riprendere tutti gli argomenti connessi alla questione meridionale e quella bella favoletta del risorgimento italiano, ma perché mai io (come tutti gli italiani) devo assistere muto ad un falso storico?

PER INCISO

STEMMA SAVOIA (utilizzato nele ringhiere laterali del ponte)

STEMMA SAVOIA (utilizzato nelle ringhiere laterali del ponte)


STEMMA BORBONICO (lo stemma originale del ponte)

STEMMA BORBONICO (lo stemma originale del ponte)

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La verde sicurezza: ovvero “un desiderio chiamato tram”

maggio 8th, 2009

Tutto gira attorno alla parola SICUREZZA… ronde, espulsioni, guerra ai ROM, lungo periodo di detenzione nei Cie, tram elitari.
In nome della “sicurezza” si possono fare dichiarazioni imbarazzanti, pericolose, razziste e l’indignazione che ne segue è sempre cauta, “democratica”.
Il razzismo è strisciante e come un virus si diffonde velocemente, attecchisce soprattutto lì dove le difese immunitarie sono basse e qui per difese immunitarie intendo semplicemente conoscenza, scambio culturale, integrazione.

Abbiamo un ministro dell’interno, un omino verde con gli occhiali rossi, un tale Maroni che proviene da un’area politica molto strana. Per internderci il ministro Maroni è un verde compagno di Borghezio e di Matteo Salvini.

Di Porch…Borghezio, ho già parlato e non ci sarebbe molto da aggiungere ma questo Matteo Salvini chi è? E’ un deputato della Lega nord.
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Un signore che pensava di poter esprimere qualsiasi pensiero senza essere GIUSTAMENTE accusato di razzismo. Il signore Salvini infatti propone carrozze della metropolitana “per soli milanesi” e carrozze “per soli stranieri”, lo stesso discorso per la metro, e viene appoggiato da una candidata leghista al consiglio provinciale, Raffaella Piccinni.
Mentre il primo fa distinzione tra milanesi doc e non, la seconda allarga la forbice e fa distinzione tra italiani e non.

Il degrado culturale del nostro paese è evidente e preoccupante. E’ chiaro che una percentuale di razzismo è fisiologica in ogni paese ed è chiaro che il capro espiatorio di tanto in tanto possa essere lo straniero ma quando queste affermazioni, palesemente razziste con tanto di proposta di segregazione, sono di un parlamentare è cosa molto grave.
Vero è che le dichiarazioni hanno portato inevitabili contestazioni da parte dell’opposizione e da parte di qualche esponente del Pdl ma quello che m chiedo è: “come può un parlamentare esprimersi in questo modo? E’ forse espressione di un sentimento comune?”

La politica dovrebbe interrogarsi proprio in tal senso. E’ già successo una volta, i tram un tempo erano vietati ad alcune persone obbligate a portare la stella di david al petto. Le stelle di vari colori.
E allora perché non proporre anche una cosa del genere? Una bella stella ad esempio per le genti del sud Italia, una stella con un colore diverso per gli africani, un’altra per i cinesi, romeni e così via.

Quello che manca davvero è la forte indiganzione. E’ il fatto che un uomo del genere possa ricoprire un ruolo in Italia, ovvero quello di parlamentare. Nell’utopia della pace forse è messo in cantiere anche l’eliminazione di ogni forma di razzismo ma qui non parliamo di Utopie. Parliamo di gente votata che si trova nel parlamento.
L’indignazione dovrebbe essere questa, non possiamo permettere che siano i MAIALI ORWELLIANI a comandare.

E a proposito di Maiali: sempre dalla stessa città un altro esempio ci è offerto dal vice sindaco di Milàn. Un BARESE di nascita. Un uomo del sud.
Questo signore si chiama Riccardo de Corato, è il vice sindaco di Milano e si occupa principalmente della sicurezza della bella città.

Questo signore si è fatto promotore di alcune iniziative davvero interessanti:

  1. Norme contro i kebab, “limitiamone il numero” oppure “facciamoli chiudere prima dell’una di notte”
  2. Norme contro i Rom. Il vicesindaco De Corato si è vantato delle operazioni di forza pubblica che hanno portato allo sgombero, negli ultimi mesi, di circa 200 famiglie rom. Nessuna alternativa di alloggio, nessuna assistenza è stata fornita.
  3. ”Si ripropone con forza la pericolosita’ di certi stranieri, spesso clandestini, e in particolare di quelli che provengono dall’Est ma anche dal Nordafrica come maggiori responsabili di reati violenti e predatori a Milano”. Questa ad esempio una sua dichiarazione.

Non credete allora che ci sia un problema socio-culturale? E che un certo tipo di politica si sia insidiata proprio in questo problema? Fanno leva sulla xenofobia e ci riescono.

Analizziamo per un attimo la NORMA ANTI KEBAB di De Corato. Cosa vuole evitare?

1 - garantire la sicurezza delle pietanze?  peccato che ci sia  già una legge che tutela questo aspetto, le ASL, per esempio, hanno anche questa funzione.

2 - vietare gli schiamazzi notturni nelle vicinanze delle kebaberie? Eh mi dispiace ma c’è già una legge anche per questa cosa. Poi non si capisce perché la confusione si crei solo vicino alle kebaberie… ma questo è un altro punto

3 - vietare che si sporchi il suolo pubblico? ohibò, peccato… una legge anche per questo aspetto.

4 - far tornare a casa la gente prima? Per questo punto non c’è una legge… però si può sempre tornare al coprifuoco fascista.

Forse il problema nel bel paese è far rispettare le leggi ma questa è una questione che gli omini verdi e i vice sindaci non capiscono. Spostano dunque il problema del FAR RISPETTARE LE LEGGI DA TUTTI sui disagi percepiti dai cittadini: l’extracomunitario, il sudista, il rom.

manifesto-razzismo-italiano

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I poeti dimenticati… “Sandro Bondi”

maggio 7th, 2009

bondi_20Sandro Bondi è sicuramente il nostro cicisbeo preferito, egli non perde mai occasione di scrivere versi sublimi. Una rubrica su Vanity Fair, “versi diversi” (io aggiungerei troppo diversi), accoglie mestamente le sue opere, lasciando ai lettori la possibilità di leggere magnifici componimenti.
Un uomo sensibile, di umile aspetto, un uomo sicuramente esacerbato nell’animo.
Dal suo travaglio interiore come fiori sbocciano parole profumate, gentili, oneste.

A Giuliano

Antro d’amore
Rombo di luce
Parole del sottosuolo
Fiume di lava
Ancora di salvezza

Questo breve componimento è dedicato al signor Giuliano Ferraragiuliano-ferrara2. Proviamo ad analizzarlo insieme.

Qui il Bondi frena tutto il suo ardore con pochissime parole ANTRO, FIUME, ANCORA; in particolare queste tre parole vogliono indicare la grandezza (forse fisica?) di Giuliano.

Un “Antro d’amore”, un Giuliano che sembra un antro contenente amore. Ora immaginate Giuliano Ferrara e poi immaginate l’entrata per arrivare al suo interno.
Il poeta però non indica quest’uomo semplicemente come un antro, eh no, il secondo verso (formato sempre da due parole che possono dare la FALSA impressione di essere state posizionate a caso) lo descrive come un “Rombo di luce”. Ora fermiamoci. Giuliano Ferrara e il Rombo di luce.

Qui è chiaro che il Bondi sta parlando del rombo come figura geometrica. Giuliano a forma di rombo, la sua larghezza supera di gran lunga la sua altezza (due diagonali mai uguali… mai!)
Ed è in questo verso che il nostro Sandro Bondi può essere paragonato all’arguzia di un epigramma di Marziale, quest’ironia sottile, questo modo scherzoso ma mai volgare di descrivere un uomo.

Arriviamo al sublime terzo verso “Parole del sottosuolo” ovvero parole dette sottovoce, dette pacatamente. Tutti conosciamo il carattere gentile e bonario di Giuliano Ferrara, il suo argomentare pacato e intelligente, quindi non ci meravigliamo delle sue parole gridate appena e difficili forse da interpretare perché del sottosuolo.
Ora ci avviamo verso la bellissima conclusione, il verso che ci accompagna è l’enigmatico “Fiume di lava”, molti critici si dividono in proposito. C’è chi pensa ad un anagramma di FIUME DI LAVA che diventerebbe FUMAI DA LEI V., nel senso che forse il Bondi fumò qualche sostanza supefacente da una lei (V.? Veronica Lario?), ma è solo un’ipotesi.
Altri sostengono invece che il “Fiume di lava” sia il pericolo dal quale un “Ancora di salvezza”, come Giuliano Ferrara, può farci uscire. D’altronde alcuni geologi sostengono che Giuliano Ferrara non dovrebbe liquefarsi se non a temperature raggiunte solo nel cuore delle stelle.

AGGIUNGEREI QUALCHE PAROLA:

Cinquanta poeti sono una cosa meravigliosa.
Cinquecento ha quasi del fantastico.
Cinquantamila è un’inflazione!

LUIS BUNUEL 1977

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Susanna a tamarr’ ovvero Susanna la cafona.

maggio 5th, 2009

susypollice La maggior parte dei miei amici non è credente, eppure non ho mai sentito la necessità di criticarli, di cambiare la loro visione del mondo o, tanto più, di giudicarli. La diversità di idee mi è sempre sembrata una delle ricchezze della vita e non un nemico da combattere. Mi colpisce molto, dunque, lo spirito di feroce crociata che pervade l’universo dei laici. Perché tanto livore, tanto impiego di energia, tanta intolleranza verso persone che hanno una diversa visione del mondo? Perché tanto impellente è il bisogno di convincere le persone credenti che hanno imboccato una via sbagliata? Forse perché da noi si leva una voce in difesa della vita e contro altre barbarie che, astutamente e subdolamente, si vogliono far passare come progressi per la libertà dell’uomo?

IL GIORNALE - Susanna Tamaro

“vicin’ o scustumat’ nge vole o screanzato” o meglio io farò la parte del senza grazia e la signora Tamaro la parte della male educata.

Per prima cosa la signora Susanna (tutta panna) dovrebbe iniziare con il cambiare amici. Lei dice “ho tanti amici NON credenti” e dunque? Come mai inizia un discorso generalizzato (quello della questione laica) con un esempio personale? Lei divide gli amici, i suoi amici, in credenti e non credenti. Sta bene!
Continua dicendo “non li ho mai,criticai… giudicati” e meno male, altrimenti che amici sarebbero? Addirittura con falsa umiltà dice che non vuole far cambiare loro la visione del mondo. Mia cara Susanna ma non ti sembra di porre questioni un pochino stupidotte e arroganti? Certo non c’è da stupirsi se queste dichiarazioni vengono dalla donna di “va dove ti porta il cuore”, libello alquanto imbarazzante per menti pensanti…

Continua poi usando il termine LAICO e vicino ad esso il termine CROCIATA… ohinè, Susa’, ma vogliamo ricordare il termine CROCIATA in seno a cosa nasce? CROCIATO E COLUI IL QUALE IN EPOCA MEDIOEVALE ANDAVA IN TERRA SANTA PER COMBATTERE UNA GUERRA CONTRO GLI INFEDELI CON LA CROCE AL PETTO.

ora ragioniamo insieme. Susanna dice: “Mi colpisce molto, dunque, lo spirito di feroce crociata che pervade l’universo dei laici”. Ovvero utilizza una metafora linguistica per dire che i laici si comportano come si comportò la chiesa nel medioevo.
La cosa che mi fa più sorridere (il sorriso deriva dalla pena che questa “donna” mi suscita) è l’utilizzo della parola crociata… tra tante “offese” che poteva rivolgere al mondo laico ne utilizza una totalmente inadatta, se non fosse solo per quello che la CROCIATA evoca. La GUERRA SANTA, un orribile periodo per la chiesa.
Già qui cara Susy hai toppato.

Tralasciando per un attimo il suo modo di argomentare mi addentrerei di più nel significato.
Quando dice: “l’universo dei laici” cosa sta dicendo? Ricordo alla Tamaro che l’Italia è un paese LAICO (più o meno) come gran parte dei paesi europei. Quindi lei forse cerca di dire altro, forse parla dei “senza Dio” ovvero degli ATEI. Ma ateo e laico non sono la stessa cosa Susy. Non voglio credere che la Tamaro si sia scagliata contro un POPOLO intero (laico = che appertiene al popolo sempre contrapposto ad ecclesiastico) ed eterogeneo. Un popolo LAICO non è un popolo senza Dio, anzi è un popolo che permette una libertà maggiore anche rispetto alle diverse confessioni (comprese quelle cattoliche ed atee).

A questo punto sono IO a chiedermi: Come mai tanto impegno per esprimere tutte queste sciocchezze e farle pubblicare su una “testata giornalistica”?

Per quanto riguarda poi il punto “da noi si leva una voce in difesa della vita” non ci sono molte parole da aggiungere perché è una frase che non si mantiene in piedi. Susanna non argomenta questo punto. Cosa significa “DA NOI” un - da noi - che si contrappone a un - da loro - un - da voi-? e chi sono questi noi-voi-loro? Questo uso improprio dei pronomi personali? mi dà l’idea di una tourettica che ripete insistentemente NOI NOI NOI NOI.
In difesa della vita? L’idea che ha della vita una confessione religiosa? A questo punto mi vien da domandare: a quale religione facciamo riferimento? Ci sono mille e più confessioni al mondo.

Non sarebbe meglio star zitti in questi casi? Non è forse meglio la vituperata LAICITA che almeno garantisce a gente come SUSY di poter blaterare su questa terra?
AMEN!

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